AUTHORS WITHOUT BODIES
Un'idea e a cura di Federicapaola Capecchi
AUTHORS WITHOUT BODIES è un progetto espositivo e culturale dedicato all’intelligenza artificiale come questione politica e simbolica del presente. Uno spazio di attrito critico in cui l’intelligenza artificiale viene indagata e interpellata come nuovo soggetto da interrogare: capace di ridefinire autorialità, immaginazione, lavoro creativo e responsabilità simbolica. Nessuna mostra celebrativa sull’AI, né una presa di posizione nostalgica contro la tecnologia.
Il progetto si sviluppa attraverso una mostra collettiva, installazioni immersive, video, proiezioni e un programma pubblico di incontri e dibattiti con artisti, filosofi, docenti universitari e ricercatori.
Al centro del progetto una domanda semplice e radicale:
quando un’immagine è generata da una macchina, chi sta parlando?
quando un’immagine è generata da una macchina, chi sta parlando?
AUTHORS WITHOUT BODIES non propone risposte rassicuranti.
Open Call internazionale: candidatura gratuita – deadline 15 aprile 2026
Open Call internazionale: candidatura gratuita – deadline 15 aprile 2026
LE OLIMPIADI CHE NON VEDRETE
da un'idea di Federicapaola Capecchi
Chi può davvero permettersi queste Olimpiadi?
Si tratta di chiedersi: cosa resta dello spirito olimpico quando diventa inaccessibile proprio a chi dovrebbe ispirare? I bambini, i giovani, le famiglie normali, chi vive lo sport nei campetti di quartiere e non negli impianti da milioni di euro.
Pierre de Coubertin immaginava i Giochi come il grande evento democratico dell'umanità: uno spazio dove le differenze si annullavano di fronte al valore universale dello sport. Un luogo dove chiunque, indipendentemente da classe sociale, provenienza o ricchezza, potesse partecipare, come atleta o come spettatore, a qualcosa di più grande. Ma cosa succede quando quello spazio si chiude? Quando le transenne sostituiscono le piazze, i prezzi escludono invece di includere, e i territori si blindano invece di aprirsi?
Milano Cortina 2026 aveva promesso di essere diversa: sostenibile, inclusiva, attenta al territorio. Eppure i segnali sono altri: biglietti per le gare che oscillano tra i 50 e i 700 euro, una cerimonia d'apertura da 2.000-6.000 euro a persona, interi quartieri trasformati in cantieri permanenti, opere destinate spesso all'abbandono post-olimpico, trasporti pubblici locali con tariffe quadruplicate che rendono impossibile la vita quotidiana ai residenti. È la distanza misurabile tra un ideale e la sua realizzazione concreta.
Questo progetto nasce per ricostruire. Nasce dalla convinzione che se vogliamo salvare il senso profondo delle Olimpiadi, e dello sport in generale, dobbiamo prima essere onesti su cosa sono diventate. Solo guardando in faccia le contraddizioni possiamo immaginare un modello diverso.
Opificio della Fotografia E Scatto D'Uomo lanciano un progetto fotografico collettivo che racconta Milano Cortina 2026 dal punto di vista di chi le Olimpiadi le vive, le attraversa, le subisce o le osserva da fuori.
Oltre un secolo dopo, cosa resta della visione di Pierre de Coubertin?
Bando per mostra e libro
Orwell 1984-2025: VISIONI E DISSIDENZE Racconti dall'Anno che Non Finisce Mai
Progetto a cura e da un’idea di Federicapaola Capecchi
1984 di George Orwell non è soltanto una distopia politica: è una lente per guardare come il linguaggio, la memoria e le immagini costruiscano – e talvolta distorcano – la realtà. Oggi, tra algoritmi che selezionano cosa vediamo, intelligenze artificiali che producono contenuti e sistemi di sorveglianza sempre più diffusi, i temi orwelliani si ripresentano in forme nuove e inattese.
Nel 75° anniversario della prima edizione italiana di 1984 di George Orwell (*1), crediamo sia interessante riaprire il dibattito sul rapporto tra autorità, controllo e sguardo individuale.
I partecipanti sono invitati a interrogarsi – attraverso la forma fotografica – sull’eredità distopica orwelliana: dalla sorveglianza totalizzante alla falsificazione della Storia, dall’alienazione interiore alla forza della parola scritta come ultimo presidio di libertà. Immagini che mettono in dialogo analogico e digitale, documentario e messa in scena, testimonianza e finzione: ogni visione distopica, ogni dissidenza creativa è bene accetta.
Questo bando invita quindi a interrogarsi – tra i tanti stimoli - sul rapporto tra verità, immagini e potere. La fotografia può ancora opporsi all’omologazione? Può restituire spazi di libertà e immaginazione?
La fotografia si rivela oggi, forse, il terreno più fertile per esplorare questa tensione orwelliana tra verità e finzione, tra sorveglianza e autorappresentazione, tra memoria collettiva e oblio programmato. Dalla Camera Chiara di Barthes ai deepfake contemporanei, l'immagine fotografica porta in sé il germe della propria apparente contraddizione: essere simultaneamente documento e inganno, ricordo e cancellazione, testimonianza e immaginazione …
Chi fosse interessato a sviluppare in profondità queste riflessioni, può richiedere il Concept Book del progetto e bando, che contiene testi e riferimenti utili per comprendere e ampliare il tema.